Quando l’autostima incide sul rendimento.

di Marina Perego – psicologa e orientatrice

Ho conosciuto Marcello verso ottobre della sua terza media, in occasione della scelta per la scuola superiore, ma ho poi avuto la possibilità di seguirlo anche durante i suoi 3 anni di scuola superiore. Il suo grande cruccio era da sempre quello di essere preso in giro da alcuni compagni bulli fin dalle elementari, come spesso capita senza un reale motivo: Marcello è infatti un bel ragazzo, alla scuola primaria molto bravo, da sempre una spiccata attitudine per parlare e sapersi confrontare, è invece un ragazzino meno propenso alla “rissa” e alle “botte” perché di natura meno impulsiva ma che tende sempre prima di agire a valutare molto bene le conseguenze. Mi raccontava Marcello:

“Io temo le conseguenze di una rissa…..non mi piace anche l’idea di poter far male a qualcuno, sento di avere dentro di me una grande forza fisica ma ho paura a tirarla fuori senza controllo”.

L’autostima cala.

Questo faceva sì che quando i compagni lo affrontavano con prepotenza e lo prendevano in giro lui non sapeva e non voleva difendersi; ricorda, provando molta vergogna, che alla scuola primaria è capitato qualche episodio in cui si è messo a piangere dalla rabbia, perché incapace di difendersi con aggressività con i compagni prepotenti: tutte queste situazioni hanno fatto pian piano crescere in lui il sentimento di essere un “debole”, di non sapersi difendere.
Quando l’ho conosciuto in terza media aveva l’autostima un po’ sotto i piedi: il rendimento a scuola era calato, non perché non fosse intelligente, ma semplicemente perché la voglia di studiare non era altissima (mentre alla scuola primaria per chi ha una buona memoria e una buona capacità espositiva non serve studiare molto, a volte basta solo leggere la lezione, con il passaggio alle medie visti i programmi più impegnativi questo atteggiamento verso lo studio non basta più per avere un buon rendimento); a lui comunque pesava non essere più considerato uno studente modello.

A casa come a scuola.

Anche a casa si sentiva prevaricato dal fratello maggiore che per sue difficoltà personali che non sto a raccontavi non perdeva occasione di prenderlo in giro, di ignorarlo e di prevaricarlo su piccoli gesti quotidiani….come rubare al fratello il telecomando e cambiare canale della tv senza chiedere!! Marcello giocava anche a calcio da alcuni anni, faceva il portiere, più perché lo fanno tutti che per passione, ma anche in quest’ambiente non si sentiva pienamente realizzato.
Fortunatamente, il rapporto con il papà è sempre stato una zona di grande benessere per Marcello…..tra loro c’era sintonia, dialogo e interessi simili; grazie al lavoro del papà, Marcello scopre di condividere con lui la grande passione per la meccanica di auto e di moto! Stare in garage e imparare osservando il papà a rendere più potente il motore del motorino è una delle attività che lo gratifica e lo appassiona più di tutte!!!

L’incontro orientativo.

Quando incontro Marcello per aiutarlo nella scelta dopo la terza media, mi colpisce molto per la sua capacità di sapersi relazionare e raccontare molto bene, capacità di molto superiore a quella dei suoi coetanei: di se stesso pensa di essere un debole, nonostante nutra il forte desiderio di riscatto e una grande voglia di affermarsi professionalmente nel settore per il quale si emoziona, appunto la meccanica!!

La scelta.

Per lui la scuola è molto importante, ha bisogno di sentirsi bravo e gratificato, anzi in questo momento della sua vita ha bisogno di sentirsi IL PIU’ BRAVO!!! …almeno a scuola, e in una scuola dove sente di poter imparare bene un mestiere che lo appassiona!! E lui è un ragazzo maturo, intelligente con più voglia di usare le mani che mettersi a studiare, ma con un grande senso del dovere, forte capacità di controllo, e una forte capacità di sapersi relazionare anche con gli adulti.
Il consiglio orientativo degli insegnanti è “Istituto Tecnico”, ma lui decide di iscriversi presso un Istituto professionale regionale di 3 anni + 1, ovviamente indirizzo MECCANICA perché la voglia di sperimentarsi da subito in un contesto di laboratorio e professionale è troppo forte!!
Il suo sogno è di far parte del team di meccanici durante le gare di moto GP…e ovviamente Valentino Rossi è il suo mito!
Subito a partire dal primo anno di scuola superiore Marcello si distingue dai compagni: alunno modello, abbastanza studioso e con un atteggiamento molto maturo, educato e soprattutto interessato durante le lezioni degli insegnanti, viene preso da esempio e ogni anno (oggi è iscritto al terzo) riceve il premio come “miglior Studente dell’Istituto”!!!

Piano piano l’autostima si rinsalda: “quando sono in laboratorio sono sempre il migliore…capisco immediatamente quello che devo fare, finalmente ho trovato la mia strada!!” mi racconta Marcello.

La svolta.

C’è un episodio molto significativo che rappresenta il riscatto di “MARCELLO IL FORTE”: durante una lezione di gruppo in laboratorio alcuni suo compagni poco esperti fanno un pasticcio con un motore rischiando di farlo esplodere; in quel momento l’insegnante non è in classe; fortunatamente Marcello e un suo compagno si accorgono del pericolo e senza pensarci due volte affrontano la paura e intervengono sul motore riuscendo a bloccare il pericolo di esplosione! Questo grazie alle sue buone conoscenze in meccanica e al coraggio che ha dimostrato di avere!! Immaginate poi, il ritorno in termini di riconoscimento di stima da parte dell’insegnante ma soprattutto di tutta la classe!

Da lì Marcello inizia anche a proporsi come rappresentate di classe!

Oggi Marcello è iscritto al 3° anno: ha iniziato a fare i tirocini previsti dalla scuola professionale, ed ha avuto la possibilità di seguire come aiuto meccanico alcune gare in pista di moto al circuito di Monza; ha capito che per essere una bravo meccanico dovrà continuare a specializzarsi e studiare, l’anno prossimo continuerà sicuramente con il 4° anno, per poi proseguire con il 5° anno ottenendo così il Diploma di Stato!

Marina Perego

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